Pare che il direttore del National Institute of Relationship Enhancement – ossia l’Istituto nazionale americano per l’incremento delle relazioni affettive – abbia trovato un modo sicuro per aiutare i futuri sposi. Cioè, per essere più precisi, per aiutare coloro che vorrebbero sposarsi, ma che, al tempo stesso, hanno paura di farlo. E che magari cercano consigli prima del “grande passo” soprattutto per evitare, un giorno, di doversene pentire. Ma di che cosa si tratta esattamente? Che tipo di consigli si possono dare ai futuri sposi?

Per Robert Scuka, è tutto molto semplice. Si tratta solo di una serie di domande da rivolgere al proprio partner per dissipare, prima del matrimonio, ogni eventuale dubbio.«Come viene gestito un conflitto a casa dei tuoi genitori? Volano i piatti oppure si fa finta di nulla?», recita una delle domande-chiave. «Come hai rielaborato le storie con i tuoi ex?», prosegue il questionario. «È importante per te la fede?» E via dicendo. Ossia tutte quelle domande che, almeno in teoria, non ci sarebbe alcun bisogno di porre se si conoscesse veramente l’altra persona. Vi pare che quando una persona sta per sposarsi non sa ancora se l’altro è credente oppure no, viene da una famiglia litigiosa oppure da una famiglia che di fronte a una divergenza si chiude a riccio, ha voglia di cambiare i pannolini ai figli oppure non ci pensa nemmeno? Il direttore dell’Istituto è convinto che si tratta di domande “scomode” ma “fondamentali” per la riuscita di un rapporto. Ma dove vive questo benedetto direttore? Che tipo di relazioni ha in mente?

Vabbè, ora la smetto con la polemica. Vado a bermi un bicchier d’acqua e mi calmo. Respiro profondamente e cerco di mettere in fila i motivi di dissenso. Anche perché ci può anche stare che alcune persone si sposino senza conoscersi. Può capitare che ci si sposi così, talvolta perché lo fanno in tanti, talaltra perché i genitori se lo aspettano, altre volte ancora perché gli amici lo hanno già fatto. Esattamente come può capitare che, dopo qualche anno di vita in comune, ci si ritrovi accanto a un estraneo con il quale non si condivide quasi nulla. Solo che, in casi come questi, di amore ce n’è veramente molto poco. E allora il matrimonio è più che altro un contratto, qualcosa che si fa e che poi si disfa, una mera formalità. Niente a che vedere con quella scommessa profonda e difficilissima nella quale ci si lancia quando si decide di condividere con un’altra persona la propria vita. Sapendo perfettamente che, nonostante tutto quello che si sa, l’altro non sarà mai esattamente come vorremmo che fosse. L’altro è sempre diverso dalle immagini e dai sogni che ci portiamo dentro. L’altro è completamente diverso dalle fiabe cui ci siamo affezionati da bambini e che dovrebbero ripagarci di tutto quello che non abbiamo avuto e che continuiamo a recriminare.

«Cosa ammiri e cosa non sopporti di me?», dice una delle domande-chiave del sistema messo a punto dal dottor Scuka. «Potrai sopportare il fatto che possa vivere esperienze e momenti senza di te?», recita un’altra. Se si stesse parlando dell’amore, però, non ci sarebbe bisogno di domande come queste. Perché ovviamente ci sono tanti motivi per cui si ammira o meno una persona. Ma non è certo quest’insieme di ragioni che spiega l’amore. Anzi. Si ama sempre “nonostante”. Quanto al fatto di poter vivere anche senza l’altro, è la condizione necessaria affinché l’amore accada.

E quindi?
Quindi forse sarebbe meglio lasciar perdere questa lista di domande e lasciarsi andare alla forza dell’amore. Quell’amore che sa, anche quando ignora tante cose. Quell’amore che, se è presente, non ha mai bisogno di spiegazioni e questionari.