«Personaggetti», «bamboline». E poi? Quale altra magnifica espressione dobbiamo attenderci nei prossimi giorni dal governatore campano? Gli capita mai, a Vincenzo De Luca, di rendersi conto di essere grottesco e fuori luogo? A che cosa (o a chi) serve alimentare la violenza verbale e il sessismo? Che poi, a parte i soliti cretini che ridono pensando che l’umorismo sia questo, nessuno, se è sincero con se stesso, può veramente divertirsi nel sentir dire a un (ormai) anziano signore che la neoeletta sindaca di Roma Virginia Raggisembra una «bambolina imbambolata».

È un linguaggio vecchio e antiquato. Esattamente come vecchie e antiquate sono le metafore di cui si nutre questo linguaggio. Puro retaggio pseudo-culturale di un’Italia che non ce la fa proprio a integrare il fatto che la donna, ormai, non c’entra niente con le bamboline o le imbambolate.

Ma per capirlo, De Luca e tutti i cretini che hanno riso ascoltando le sue parole, dovrebbero fare un sforzo di cui, forse, non sono capaci. E uscire una buona volta per tutte da questa commedia all’italiana ormai desueta in cui, da anni, sono sempre gli stessi che recitano gli stessi ruoli. Anche solo per rendersi conto che i tempi sono cambiati e che la donna non è più quella pallida controfigura del maschile cui l’uomo, per secoli, l’ha costretta a identificarsi.
Anzi, ormai sono sempre più le numerose le donne oggettivamente più preparate, più capaci, più veloci, più efficienti, più sensibili, più organizzate – e la lista sarebbe lunga… – dei propri colleghi maschi. Esattamente come sono sempre più numerosi quegli uomini che, in crisi di identità o incapaci di trovare un equilibrio in loro stessi, se la prendono con le donne, come se fosse loro la colpa dei propri insuccessi.

Ma forse il problema è proprio questo. A forza di ripetete che le donne sono «bamboline» non ci rende nemmeno più conto del fatto che le parole legittimano la violenza e che, in un Paese in cui ormai quotidianamente le cronache sono piene di femminicidi e di stupri, sono i responsabili politici i primi che dovrebbero dare l’esempio, cominciare a prendere le donne sul serio e smetterla di offenderle. «Le parole sono pietre», diceva Carlo Levi. E, esattamente come le pietre, fanno male e creano sofferenza quando vengono scagliate impunemente.