Com’è possibile opporsi alla tutela delle bambine e dei bambini rimasti orfani in seguito a crimini domestici? Cosa può mai scattare nelle mente di chi continua a discriminare i minori e a dimenticare che i bambini sono (e devono essere) tutti uguali indipendentemente dal fatto che i loro genitori siano o meno sposati? Sembra incredibile che, nonostante gli orfani di femminicidio siano in Italia più di 1.600, ci sia ancora chi osi ostacolare una legge che li protegga e ne riconosca tutti i diritti. Eppure è proprio così che accade nel nostro Paese. Visto che i senatori della destra hanno deciso di opporsi all’esame in sede deliberante (cioè senza passare dall’Aula) di un progetto di legge che tuteli questi orfani, nonostante questa stessa legge, alcuni mesi fa, fosse stata approvata all’unanimità alla Camera.
Le motivazioni date sono quanto meno confuse. C’è chi parla di “errori tecnici” presenti nel testo arrivato dall’altro ramo del Parlamento. C’è chi sostiene che non si tratterebbe altro che di una “strumentalizzazione demagogica”. C’è infine chi dice che, dietro questa proposta di legge, si nasconderebbe la volontà di “ufficializzare normativamente ciò che è già stato bocciato al Senato”, ossia “i figli delle unioni civili”. Molta confusione nelle giustificazioni, quindi. Anche se forse sarebbe meglio parlare di accanimento nei confronti dei più piccoli, come se i bambini dovessero portare sulle proprie spalle il peso delle scelte dei propri genitori o, ancora peggio, dovessero sopportare lo stigma infamante dell’orientamento sessuale delle madri o dei padri. Perché poi è sempre così che succede in Italia: sono i più piccoli a pagare il prezzo dei pregiudizi e delle ipocrisie degli adulti, anche se nessun bambino sceglie ovviamente la famiglia in cui nasce o quella cui viene affidato, sceglie di essere accudito oppure di subire violenze e perdere uno dei due genitori. Lo si è visto nel caso dell’approvazione della legge sulla continuità affettiva – quando i bambini dati in affidamento a coppie di fatto o a persone single non hanno visto riconosciuta l’importanza dei propri legami affettivi e, una volta dichiarati adottabili, non si sono visti accordare il diritto di essere adottati da chi per anni si era occupato di loro, a differenza di quelli affidati a coppie sposate da almeno tre anni. Lo si è visto in occasione dei dibattiti sulle unioni civile, quando la legge uscita dal Parlamento ha lasciato privi di protezione e di diritti tutti quei bambini e quelle bambine che già vivono in famiglie omogenitoriali come se l’orientamento sessuale dei loro genitori fosse un ostacolo al riconoscimento della propria uguaglianza. Lo si sta vedendo, ancora una volta, con queste misure a sostegno degli orfani di crimini domestici con il rifiuto da parte della destra di una norma di civiltà solo perché, tra gli orfani da tutelare, esisterebbero anche figli di persone omosessuali. Ma da cosa vanno (o andrebbero) protetti i più piccoli? Dalla violenza omicida che non rispetta niente e nessuno e che li priva della mamma – uomini che non sopportano che una donna possa lasciarli, uomini immaturi e privi di scrupoli che preferiscono annientare la persona con cui vivono o hanno vissuto una relazione piuttosto che accettare la frustrazione dell’assenza o dell’abbandono – oppure dallo spettro di unioni “non-naturali” che continua ad animare i fantasmi e le paure ancestrali di chi, della fragilità della condizione umana, capisce e accetta molto poco?