“Credo e dico che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà” ha dichiarato ieri il Ministro della Famiglia, il leghista Lorenza Fontana. È dunque questa la linea del “Governo del cambiamento”? È questo il punto di vista sulla famiglia che ha oggi il M5S?
Quando alla Camera dei deputati, nel maggio del 2016, l’attuale Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede prese la parola per annunciare l’astensione del M5S sulle “unioni civili”, lo fece rivendicando il fatto che i contenuti della legge erano stati “stravolti al Senato” e che non era possibile, per il Movimento di Grillo, votare un “testo incompleto”: mancava qualunque riferimento esplicito alla famiglia; mancava il dovere di fedeltà; mancava, soprattutto, la stepchild adoption, ossia quella norma che avrebbe finalmente permesso di proteggere quei bambini e quelle bambine che, di fatto, vivevano già con due papà o con due mamme. Certo, da un Movimento che aveva fatto della difesa dei diritti civili una bandiera, ci si sarebbe forse aspettati un voto favorevole alla prima legge che, in Italia, attribuiva uno statuto giuridico alle coppie omosessuali, ma il ragionamento portato allora avanti da Bonafede aveva perlomeno il merito di essere coerente: la legge è stata stravolta, il M5S si astiene. Bene, anche se la storia ci insegna che talvolta certi compromessi sono necessari.
Il punto oggi, tuttavia, non è più questo. È l’esatto contrario: è il sacrificio di ogni coerenza in nome del “cambiamento”, come sembra emergere a poche ore dal giuramento, dopo le dichiarazioni del Ministro Fontana. Dichiarazioni che di per sé non stupiscono – vista la posizione che la Lega ha sempre avuto sulle unioni civili, l’omogenitorialità, l’educazione sessuale nelle scuole e l’aborto – ma che aprono una serie di interrogativi quando si pensa che la Lega è oggi al Governo con i 5 Stelle, e che la base del Movimento di Grillo ha sempre rivendicato la centralità delle battaglie sociali, civili e culturali. Lo si è già dimenticato?
Qualcuno si è affrettato a sottolineare l’incapacità dei Governi precedenti ad affrontare i temi sociali: lavoro, disoccupazione, sicurezza, povertà – cosa senz’altro vera, e che spiega tra l’altro il crollo alle ultime elezioni della sinistra. Ma perché cadere nella trappola di chi, per ingenuità o per malafede, oppone diritti sociali e diritti civili? Dove sta scritto che la lotta contro le discriminazioni legate al sesso, al genere o all’orientamento sessuale sia di per sé antitetica rispetto a quella contro le discriminazioni socio-economiche? Si può, di punto in bianco, rinnegare il proprio passato, come sembra fare oggi il M5S?
Matteo Salvini, di fronte alle polemiche, ha dichiarato che “unioni civili e aborto non sono leggi in discussione”, e che “difendere il concetto di mamma e di papà non toglie niente a nessuno”. Ma Salvini conosce bene il valore del linguaggio, e sa quindi che il mondo lo si forgia nel momento stesso in cui lo si nomina: quando si parla della “famiglia naturale” come dell’unica forma possibile di famiglia, si sta dando un messaggio molto chiaro: esistono famiglie legittime, e altre che invece non lo sono; esistono genitori di serie A e genitori di serie B. Esattamente come è chiaro il messaggio che si dà quando si afferma che registrare i figli di due padri o di due madri non è previsto dalla legge. Oppure quando si dichiara di voler potenziare i consultori per dissuadere le donne che vogliono abortire, invece di impegnarsi affinché ogni donna che lo desideri possa accedere ai diritti sanciti dalla legge 194. Salvini, dicevo, è perfettamente al corrente di tutto ciò, e non può che rallegrarsene. Il problema non riguarda lui, riguarda il M5S. Di Maio e i suoi Ministri sono consapevoli della visione del mondo che c’è dietro queste parole e della conseguente legittimazione di omofobia, bullismo e discriminazione di chi continua a essere trattato dai leghisti come “contro natura”? Perché il nodo della questione, in fondo, è tutto qui: o ne sono consapevoli, ma allora è forse arrivato il momento di assumersene la responsabilità con tutti quegli elettori che, votando i 5 Stelle, pensavano di votare un Movimento sensibile all’uguaglianza, alla giustizia sociale e ai diritti civili; oppure non ne sono consapevoli, ma allora è meglio che riflettano velocemente a quale mondo intendono costruire, visto che il cuore di questo “Governo del cambiamento” ha appena cominciato a battere, e lo sta facendo dichiaratamente a destra.