Le amano e poi le ammazzano, anche se sono ancora molto giovani, poco più che ventenni, e avrebbero tutto il diritto di conoscere uomini diversi, innamorarsi di nuovo, e vivere altre storie d’amore. È quello che è successo in questi ultimi giorni prima alla ventiduenne Alba Chiara Baroni, poi alla ventunenne Nadia Orlando: entrambe sono state barbaramente assassinate da chi pretendeva di amarle e che invece, non sopportando nemmeno l’idea di perderle, è pian piano passato dall’affetto alla gelosia, dalla gelosia all’ossessione, dall’ossessione alla violenza. Cosa sta accadendo ad alcuni uomini? Quale frattura identitaria li rende così fragili e al tempo stesso così pericolosi? Come possono immaginare che la vita di una ragazza possa appartenere loro, privandole prima della libertà poi della stessa esistenza?
Ancora una volta sono le donne – questa volta veramente giovani – ad essere vittime della violenza maschile. Ma sorge il dubbio che il vero problema siano alcuni uomini a trascinarselo dentro, come se ormai fossero sempre più numerosi coloro che, non essendo capaci di trovare un equilibrio in sé stessi e ritrovandosi del tutto dipendenti dalla presenza e dalle attenzioni delle proprie compagne – anche quando si tratta di ragazze che hanno, ovviamente, tutto il diritto di sbagliarsi, di cambiare idea, di smetterla di amare quei primi uomini, di cercare altrove – preferiscono uccidere piuttosto che accettare la frustrazione della perdita. È come se la propria felicità e il proprio equilibrio dipendessero completamente da queste donne-bambine che li fanno sentire importanti e che, però, non possono poi andarsene via e lasciarli da soli a fare i conti con quel vuoto che si spalanca. Perché poi è sempre così che succede: quando la persona amata se ne va via, ci sente persi, distrutti, soli, frantumati. Si apre il baratro dell’abbandono e si deve imparare ad andare avanti lo stesso, anche se all’inizio è difficile e doloroso e sembra quasi impossibile. Ma questo accade sempre, appunto, e non giustifica mai la violenza omicida. Il vuoto fa parte della condizione umana, e l’unica cosa che si dovrebbe imparare nella vita è che non è certo un’altra persona a poter colmare le nostre mancanze o a evitarci le frustrazioni. Il vuoto che ci portiamo dentro, con un’altra persona, lo possiamo al limite attraversare. Questo, però, può accadere solo se la persona che ci è accanto è libera di essere se stessa, di andarsene via quando lo desidera, e anche di abbandonarci se lo ritiene opportuno. Crescere e maturare significa imparare questa semplice e banale verità: le persone non sono semplici cose di cui disporre come ci pare. È drammatico che tanti uomini oggi non riescano né a capirlo né a farsene una ragione, arrogandosi il diritto di strappare alla vita chi, quella vita, dovrebbe poterla avere ancora tutta davanti.