L’allarme razzismo un’invenzione di sinistra? Per Matteo Salvini, sì. “Gli Italiani sono persone perbene”, ha dichiarato ieri il Ministro dell’Interno. “Ma la loro pazienza è quasi finita”. Difficile capire il senso esatto di quest’affermazione, soprattutto quando si pensa che il numero di aggressioni violente nei confronti degli immigrati non fa altro che aumentare, che negli ultimi quarantacinque giorni ne sono state recensite ben sette, e che l’ultima ha avuto luogo proprio ieri, a Partinico, dove un senegalese di 19 anni che lavorava in un bar è stato preso a calci e pugni da un gruppo di sette persone. “Vattene via sporco negro”, gli hanno gridato prima di colpirlo, “tornatene al tuo paese”. Tanto per far capire, a chi ancora avesse dei dubbi, il vero motivo di quella violenza, ossia il colore della pelle del ragazzo, il suo non essere italiano. Allora, l’allarme razzismo un’invenzione di sinistra? Di cos’altro c’è bisogno per qualificare un atto come “razzista”?
Sarebbe interessante che Salvini lo spiegasse, dicesse una buona volta per tutte ai “buonisti di sinistra” cos’è per lui l’invenzione di cui parla, e la smettesse di giustificare questo clima di odio e di intolleranza che si sta diffondendo nel nostro paese. Perché è vero che la stragrande maggioranza degli italiani è brava gente, è vero che c’è un gran bisogno di “riportare sicurezza e serenità nelle nostre città”, è vero che nessuno può essere colpevolizzato per preferire certi valori piuttosto che altri, è vero che l’assenza di lavoro esaspera, ma cosa c’entra tutto ciò con questa violenza ormai così diffusa contro alcune persone a causa del colore della loro pelle o in ragione delle loro origini? Il Ministro dell’Interno approfitta di un contesto in cui la paura di perdere la propria identità dilaga, ma negando l’esistenza del razzismo, di fatto non fa altro che giustificarlo. Persino durante i Mondiali si è percepito con chiarezza il clima che regna nel nostro paese: quando ha vinto la Francia, c’è chi non ha esitato a definire i Bleus “una squadra di negri”.
L’antropologo francese Claude Lévy-Strauss, nel suo libro Lo sguardo da lontano, ha consacrato pagine memorali al tema del razzismo, spiegando la differenza fondamentale che esiste tra xenofobia e legittima necessità, per chiunque, di proteggersi. Un conto è voler salvaguardare i propri cari, le proprie abitudini, le proprie credenze e, perché no, il proprio lavoro. Altro conto è emarginare, combattere, discriminare, offendere e ferire qualcuno per il colore della pelle o per le origini, ossia per ciò che lo caratterizza in quanto essere umano.