E ora che c’entra l’Italia? Cos’è mai potuto passare per la testa dei ministri Alfano e Minniti quando hanno deciso di concedere la cittadinanza italiana al piccolo Alfie Evans?
Comunque si giri e si rigiri la questione, il risultato è sempre lo stesso: la decisione di Alfano e di Minniti è incomprensibile. Lo è da un punto vista metodologico e politico: è assurdo che un Governo in carica per l’ordinaria amministrazione “auspichi”, come si legge in una nota della Farnesina, “l’immediato trasferimento in Italia” di un bimbo di 23 mesi tenuto in vita solo dalle macchine – a questo punto perché non occuparsi anche dello ius soli, visto che è sempre di nazionalità che si parla? Ma lo è anche da un punto di vista etico e giuridico: è incomprensibile che, a pochi mesi dall’approvazione di una legge che anche in Italia chiede al personale medico di somministrare “cure inutili o sproporzionate” ai propri pazienti, si pensi di far venire in Italia un bambino la cui vita dipende ormai solo dall’accanimento terapeutico. Non è un caso che anche la Corte Europea dei Diritti Umani abbia respinto il ricorso dei genitori di Alfie, rifiutandosi di interferire con quanto più volte ribadito dalle Corti britanniche: non c’è ragione di opporsi al parere medico in base al quale tenere in vita Alfie significa infliggergli ulteriore dolore.
E quindi? Quindi nasce il sospetto che, in tempi di ormai facile populismo, anche questo Governo si sia lasciato influenzare dalla propaganda di chi, strumentalizzando la sofferenza, tira fuori appena può l’arma della morale: quel “difendiamo la vita” che sta portando in alcuni paesi a rimettere in discussione il diritto di accesso all’IVG, in altri a non avere il coraggio di affrontare il tema dell’eutanasia o del suicidio assistito, in altri ancora ad avallare i pregiudizi di chi ancora immagina che sospendere l’alimentazione artificiale di un paziente significhi farlo morire di fame. Intendiamoci: non sto dicendo che la sofferenza dei genitori di Alfie non debba essere presa in considerazione. Al contrario. Il dolore, ogni dolore, merita il rispetto più assoluto, tanto più quando si tratta della sofferenza più grande che possa capitare a ciascuno di noi, visto che nulla è più drammatico della perdita di un figlio. Sto solo dicendo che la decisione del nostro Governo, con il dolore dei genitori di Alfie, c’entra poco, anzi, rischia solo di banalizzarlo. Ora Alfie è italiano, e allora? Ora Alfie potrà essere forse trasferito all’ospedale Bambin Gesù di Roma, e allora? A parte la gioia di Giorgia Meloni che parla di “spiraglio” – quale? perché? in che senso? – quali conseguenze può mai avere quest’attribuzione di cittadinanza italiana a un bimbo inglese in fin di vita? A meno che l’onorevole Meloni non parli di uno “spiraglio” per l’attribuzione della nazionalità italiana
anche a tutti quei ragazzi e quelle ragazze nati in Italia e che, ancora oggi, sono considerati stranieri. O dello “spiraglio” che permetterebbe a questo Governo di passare dall’ordinaria amministrazione ad un’amministrazione piena. Chiarendo magari, una volta per tutte, in base a quali criteri si ha o meno il diritto di essere Italiani.