Cagliari, Montepulciano, Caserta, Bari. Cambiano i luoghi, cambiano i pretesti, cambia l’età delle vittime e dei carnefici. Eppure la violenza assassina è sempre la stessa. Indipendentemente dal come e dal dove, sono immancabilmente le donne a essere vittime della brutalità degli uomini. Come se per alcuni di loro, a un certo punto dell’esistenza, fosse inevitabile immaginare che la vita della propria compagna o moglie non avesse alcun valore e potesse anche essere distrutta. Nonostante il moltiplicarsi delle legge e delle denunce, delle raccomandazioni e delle campagne di prevenzione, il problema dei femminicidi e, più generalmente, delle violenze contro le donne è ormai strutturale in Italia. Da un lato, non cessano di aumentare quegli uomini che, forse perché insicuri sulla propria virilità o fratturati narcisisticamente, non sopportano di essere contraddetti, non accettano alcuna critica, reagiscono con l’irrazionalità della violenza a qualunque tipo di disaccordo o contestazione. Dall’altro, non diminuiscono nemmeno le donne che, incerte anch’esse sul proprio valore e con poca fiducia in se stesse, finiscono prima o poi con il ritrovarsi invischiate in relazioni perverse, vittime prima ancora che della violenza fisica dei propri compagni o mariti delle loro manipolazioni e delle loro bugie.
Ormai lo sappiamo bene da tempo: nel nostro paese manca non solo una cultura del rispetto della dignità umana e del valore dell’alterità. Manca anche la capacità di riconoscersi reciprocamente, imparando fin da piccoli l’importanza di accettare se stessi e gli altri non solo per quello che si è e quello che si ha, ma anche, e forse soprattutto, per quello che non si è e quello che non si ha. “Persone” e non “cose”, dunque. Che meritano di autodeterminarsi e di rivendicare i propri desideri e la propria libertà. Senza che qualcun altro decida al posto nostro, cerchi di controllarci, e ci distrugga quando non ci lasciamo sottomettere.
Quando si capirà che, senza la promozione di una cultura della tolleranza e dell’accettazione reciproca, la violenza non sarà mai arginata? Quando si comincerà a proteggere davvero le vittime finanziando in maniera adeguata i centri anti-violenza che da anni chiedono risorse per le proprie fondamentali attività? Quando si affronterà il problema della presa in carico psicologica degli uomini che maltrattano le donne? Quando si deciderà di introdurre nelle scuole un’educazione mirata a disinnescare comportamenti violenti e alla gestione dei conflitti?