Diritti. Sarebbe bello che qualcuno ne parlasse, anche solo per ricordare come nel nostro paese ancora non ci siamo. E che sono veramente tante le persone che aspettano che le proprie libertà fondamentali siano prese sul serio e riconosciute. Ci sono centinaia di giovani nati in Italia, che parlano la nostra lingua, hanno la nostra cultura e condividono i nostri valori, che ancora non possono dirsi “italiani”. Ci sono centinaia di bambini e di bambine che, solo perché vivono in famiglie composte da due uomini o due donne, non hanno ancora il diritto di godere degli stessi diritti di tutti gli altri bambini. Ci sono centinaia di uomini e di donne che, pur avendo moralmente il diritto di autodeterminarsi, non vedono la propria autonomia riconosciuta a livello giuridico quando si tratta di affrontare i delicati momenti dell’inizio o del fine vita. È come se, una volta chiuso il capitolo delle “unioni civili” e del “testamento biologico” nel corso della scorsa legislatura, i responsabili politici del nostro paese avessero deciso che non ci fosse più bisogno di perdere tempo (o energie) con i diritti, e che fosse giunto il momento di occuparsi di altro. E i bambini che vivono nelle famiglie omogenitoriali che non sono ancora né protetti né riconosciuti come ugualmente degni di considerazione e di attenzione? E gli stranieri nati in Italia che hanno tutto degli italiani, a parte il riconoscimento pieno della propria cittadinanza? E l’accesso alle origini per tutti coloro che sono nati da madre che non consente di essere nominata e che si vedono preclusa anche solo la speranza di conoscere un pezzo della propria storia? E il cognome materno, che ancora oggi non si può trasmettere ai propri figli come se solo l’identità paterna fosse degna di essere ricordata? E il bisogno fondamentale per ognuno di noi di restare “soggetto della propria vita” fino alla fine, decidendo quando e come morire?
Sembra assurdo, ma è proprio così: di questi problemi non ne parla nessuno. E i diritti, nei programmi di praticamente tutti i partiti, sono assenti: nessuna promessa, nessuna prospettiva, nessun progetto, nessuna visione. Come se fosse inevitabile che, in Italia, esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B, e che questi ultimi si debbano accontentare delle briciole, capendo una volta per tutte che le priorità sono altre. Peccato che la promozione dell’uguaglianza di tutti e di tutte, nonostante le differenze di sesso, di genere, di orientamento sessuale, di colore della pelle, di credo religioso, di abilità o disabilità fisiche o psichiche, faccia parte del codice genetico di ogni democrazia liberale, e che è solo creando le condizioni morali e materiali per il rispetto della dignità di tutti che l’Italia potrà poi confrontarsi a testa alta con il resto dell’Europa.