La vita umana ha un prezzo? La si può misurare, pesare, quantificare e valutare come qualunque altra merce, un “tanto al chilo” sulla base di un certo numero di parametri? Secondo quanto emerge dall’ultima bozza del “decreto sicurezza bis” voluto da Matteo Salvini – e che, nonostante i continui litigi tra Lega e M5S, dovrebbe essere discusso lunedì prossimo in Consiglio dei Ministri – sembrerebbe proprio di sì. Visto che tra le nuove misure presenti nel decreto sono comparse anche salate multe per chi soccorre in mare i migranti: una somma forfettaria compresa tra i 20.000 e i 50.000 euro per ogni “carico umano”, come se si stesse discutendo, appunto, di merci. Dimenticando così che coloro che vengono tratti in salvo sono persone, che la tutela delle persone in mare è un dovere, che il sistema di “ricerca e salvataggio” (“search and rescue”) è codificato nel diritto internazionale sulla base di un’antica consuetudine, e che questa consuetudine si fonda (e si giustifica) sul riconoscimento del valore intrinseco di ogni essere umano. Ma a Matteo Salvini, a quanto pare, tutto ciò non interessa. Per motivi puramente elettorali, e indipendentemente dall’efficacia delle norme, a lui basta fare propaganda alimentando la paura della gente (anche se gli sbarchi sono molto diminuiti), prendendosela con gli “scafisti” (anche se le navi che trasportano migranti sono delle ONG), e designando gli stranieri come nemici della patria (indipendentemente dalla violenza simbolica delle parole utilizzate). Ci pensa mai, il nostro vice-premier, a cosa significhi suggerire l’idea che si possa forfettariamente prezzare un “carico umano”? Ha riflettuto anche solo un istante al fatto che, nel passato, è proprio sulle navi che sono stati stipati e trasportati milioni di esseri umani prima di essere messi all’asta?
“Stavano così stretti che al minimo movimento si urtavano a vicenda”, scrive Alex Haley nel libro Radici – che consiglio a Matteo Salvini di rileggere. “Kunta ascoltò le grida e i lamenti che gli risuonavano intorno” si legge qualche riga dopo. “Dovevano esserci molti uomini con lui nell’oscurità: alcuni vicini, altri un po’ più lontani, ma tutti in un’unica stanza, se era una stanza”. Sono le prime parole che mi sono venute in mente dopo aver appreso delle somme forfettarie previste per questi “carichi umani”. Durante le rotte dei cargo negrieri, molti schiavi si ammalavano e morivano, molti si suicidavano buttandosi in mare, molti arrivano esausti e il loro “prezzo” variava in base alle condizioni di salute, valutati, appunto, in ragione di un valore puramente strumentale, e mai intrinseco. Ci sono voluti secoli prima che lo statuto di ogni persona venisse considerato come assolutamente non comparabile a quello delle cose, e prima che si vietasse di attribuire un prezzo agli esseri umani, proprio perché, a differenza delle cose che hanno un prezzo, le persone hanno sempre e solo una dignità. Ci si può, oggi, anche solo permettere di suggerire il contrario?