È difficile capire cosa abbia potuto spingere gli agenti della dogana francese a fare irruzione nel centro migranti di Bardonecchia, e soprattutto come il Presidente Macron possa spiegare, rendere conto, o tentare anche solo di giustificare un tale gesto, dopo essersi più volte espresso in favore di una politica migratoria europea fondata sulla condivisione e sul rispetto. All’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo, Emmanuel Macron aveva dichiarato che l’affermarsi dei partiti populisti era anche la conseguenza della forte pressione migratoria che l’Italia si era trovata ad affrontare da sola, abbandonata dal resto dell’Europa; aveva promesso che la Francia sarebbe stata in prima linea per costruire un’“Europa ambiziosa” e solidale; aveva sottolineato che è inutile “difendere belle idee” quando si fa poi astrazione dalla “brutalità del contesto”. Ma non è proprio la “brutalità del contesto” a scioccarci oggi, e a farci domandare se in fondo, dietro le belle parole di Macron, non si nasconda proprio la volontà di evitare qualsiasi forma di condivisione europea?

Questa volta, nonostante accada raramente nel nostro paese, la reazione di fronte ai fatti di Bardonecchia è stata quasi unanime: c’è stato chi ha dichiarato che l’Italia è uno Stato sovrano, e non certo una regione o un dipartimento francese; c’è stato chi ha detto che i Francesi dovrebbero preoccuparsi di gestire i propri problemi e rispettare i Paesi confinanti; c’è stato chi ha parlato di insopportabile arroganza e chi si è preoccupato delle sorti dell’Europa.

Ma è soprattutto la contraddizione tra le dichiarazioni di principio del Presidente Macron e le azioni concrete degli agenti francesi a lasciare basiti. Non si può, da un lato, dichiararsi solidali con l’Italia e, dall’altro, immaginare di erigere muri esattamente come già accade in Ungheria, in Polonia o in Slovacchia. Non si può da una parte invocare la necessità della condivisione e farsi paladini di una politica europea comune, e dall’altra violare palesemente i pilastri su cui si fondano i Diritti dell’Uomo: la dignità, la neutralità, l’imparzialità e l’umanità. Perché poi è questo il nodo vero della questione: il rispetto. Il rispetto delle regole e dei valori condivisi – che è poi l’unico modo per gestire la tragedia umanitaria dei flussi migratori, drammatici sia per chi migra, sia per chi accoglie; il rispetto dei principi chiave del liberalismo – che fanno dell’autonomia, dell’uguaglianza e della libertà dal bisogno le fondamenta su cui poi costruire l’edificio del vivere-insieme; il rispetto della persona – che impedisce a chiunque di calpestarne o violarne la dignità. Sarebbe bene che il Presidente Macron non lo dimenticasse e che, oltre a rivendicarsi a parole della filosofia umanista di Paul Ricœur e della politica della condivisione europea, fosse poi capace di evitare che la “brutalità del contesto” sotterri sotto le ceneri dell’oblio l’intera lista dei suoi “buoni propositi” per un’Europa nuova e più ambiziosa.