Quand’è che il sesso diventa violenza? Dove comincia e dove finisce il consenso di una persona? È legittimo parlare di rapporti consensuali quando uno dei due partner si trova in una situazione di dipendenza, di debolezza, di inferiorità o di difficoltà? Il caso delle due studentesse americane che a Firenze hanno denunciato per stupro i due carabinieri che le avevano riaccompagnate a casa l’altro ieri notte riapre il capitolo mai chiuso delle relazioni asimmetriche e spesso problematiche che il “sesso forte” continua a intrattenere col “sesso debole” soprattutto quando un uomo, pur non usando violenza fisica, sembra approfittare del proprio ruolo, del proprio statuto o della propria forza. Certo, spetterà alla giustizia determinare esattamente l’accaduto. Solo col tempo si saprà che cosa è veramente successo quella sera, chi è o meno colpevole e chi è o meno vittima, quali e quante aggravanti dovranno essere prese in considerazione. Già da ora, però, non ci si può esimere da alcune considerazioni di ordine morale, anche semplicemente perché non è anodino che i due uomini accusati di stupro siano due carabinieri, e quindi due rappresentanti delle forze dell’ordine, e quindi due persone che, per statuto e per ruolo, avrebbero il dovere di proteggere i cittadini e di incarnare simbolicamente la legalità e la giustizia quando sono in servizio.
È ormai certo che le due studentesse americane fossero sotto l’effetto dell’alcol, e quindi in stato di minorata difesa. Così come è certo non solo che i due carabinieri le abbiano riaccompagnate a casa con la propria auto di servizio dopo averle incontrate all’uscita del Flo’ alle 4 del mattino mentre cercavano un taxi, ma anche che le due ragazze abbiano avuto proprio quella notte dei rapporti sessuali. E quindi? Due carabinieri non possono fare sesso con due giovani donne? Se una ragazza non ha opposto resistenza perché parlare di stupro? Non si dovrebbe piuttosto parlare di rapporti consensuali? Ma il problema è proprio questo: il consenso. Che in tutta questa storia non si dovrebbe nemmeno osare invocare, proprio perché le due studentesse americane erano ubriache – e quindi in stato di confusione mentale e debolezza psichica, e quindi incapaci di esprimere un consenso degno di questo nome – e proprio perché due carabinieri in servizio – ammesso e non concesso che abbiano dalla loro elementi sufficienti per aver immaginato la disponibilità sessuale delle due giovani donne – sono i rappresentanti della legalità, della giustizia e dello Stato e non possono venir meno al proprio dovere di protezione e di cura dei cittadini.
C’è sempre una dose di asimmetricità nelle relazioni umane, e sarebbe sciocco e vano immaginare che il consenso, soprattutto nei giochi di seduzione, arrivi scevro di emotività e razionalmente calcolato. Ma un conto è essere consapevoli che la propria fragilità, nelle relazioni umani, talvolta ci gioca brutti scherzi; altro conto è immaginare che la fragilità e la buona fede possano essere facilmente abusate, soprattutto quando si è donne, soprattutto quando si è in difficoltà, soprattutto quando non si è in grado di controllare quello che sta succedendo, soprattutto quando si è in presenza di uomini che dovrebbero proteggere e difendere e non approfittare del proprio statuto. La violenza contro le donne non potrà mai essere sconfitta fino a quando ci sarà chi pensa che, in fondo, il “si” possa anche essere implicito, la vulnerabilità possa essere una scusa, e il semplice fatto di essere una giovane donna in stato di ebrezza un segno di disponibilità o di leggerezza.